Andamento economico negli anni passati
 



 
ANDAMENTO ECONOMICO
II "Consorzio Agrario Cooperativo del Circondario di Monteleone", in un reclamo del 1923 indirizzato alla Commissione Censuaria Centrale di Roma per chiedere un'attenuazione del carico tributario, si soffermò sulle cause negative dell'economia agraria del circondario di Monteleone: "malaria, mancanza di facili mezzi di comunicazione, scarsezza d'acqua, ignoranza, depopolazione delle campagne, accidentalità del suolo, scarsissima disponibilità di capitali dedicati alla terra".
Tra i sistemi di conduzione della terra, sempre secondo le Commissioni Censuarie Comunali dell'epoca, era predominante l'affìtto, in derrate o in denaro, scarsa era la conduzione diretta, scarsissima la mezzadria.
La terra rendeva in quantità appena sufficiente per i bisogni locali ma quando, raramente, il raccolto era più abbondante la carenza di linee ferroviarie e la mancanza di una organizzazione commerciale non permetteva di beneficiare dell'esportazione. Pertanto, nonostante l'innato attaccamento alla terra delle popolazioni meridionali, il proprietario si disamorava sempre più e se era borghese cercava altrove l'esplicazione delle proprie attività, se contadino emigrava depopolando sempre più le campagne.
Il circondario di Monteleone, ancora, era diviso in tré grandi sezioni ognuna con caratteri agrari propri: la zona costiera fino a 300 metri sul livello del mare, la zona collinare, dai 300 ai 650 metri e la zona montana.
S. Gregorio con Maierato, Filogaso, S. Onofrio, Monterosso, Capistrano, Monteleone, Stefanaconi e Piscopio era inserito nella seconda zona caratterizzata, nell'insieme, da malaria, carenza di strade, assenza di acqua di irrigazione, colture predominanti cereali ed ulivi mentre era scarsa o con rendimenti minimi la vite.
S. Gregorio, insieme a Francica, aveva il vantaggio di essere collocata su zone pianeggianti e, affermano gli anziani del paese, è sempre stato il classico paese di "massari", piccoli imprenditori agricoli, che hanno disseminato le campagne intorno di fabbricati rurali.
S Gregorio d'Ippona è situato su un ampio terrazzo compreso tra il monte Poro e la vallata del fiume Mesima e, da sempre, la sua economia è stata principalmente agricola e pastorale.
La memoria locale riporta, però, che in un tempo non definito i dimoranti di S. Gregorio, considerando improduttivi i loro terreni, prestavano la loro opera di braccianti nei campi intorno a S Angelo e Soriano e si sentivano dire continuamente: "Avete l'oro nella vostra terra", finché intuirono che la loro ampia e pianeggiante campagna era particolarmente idonea alle coltivazioni dell'ulivo è delle graminacee. Questo genere di coltura, pertanto, è stata praticata dai contadini di S. Gregorio e Mezzocasale. mentre Zammarò ha curato la produzione ortofrutticola ed il raccolto veniva portato al mercato di Monteleone dalle operose donne del paese. .
Purtroppo però la condizione economica dei contadini e dei "massari" non è mai stata florida poiché quasi tutto il patrimonio rurale del paese, da tempo immemorabile, era di proprietà di pochi ricchi latifondisti che abitavano in Vibo Valentia.
Agli inizi del 1900 il paese appariva molto operoso: erano attivi sette oleifici e tré mulini ad acqua.
In sei oleifici le presse erano tirate dei buoi ed erano di proprietà rispettivamente dei Mottola, dei Nardi, dei Bisogni, di don Vincenzino Francica tutti in San Gregorio, dei Bonelli a Mezzocasale e dei Citanna a Zammarò. Il settimo, di proprietà dei Fratelli Francica situato presso "U' Vagghiu" (San Gregorio), era a vapore e, come riporta la Gazzetta di Monteleone "II Savoia" del 19 settembre 1900, era considerato uno stabilimento oleario degno di grande considerazione anche per l'alta qualità dell'olio prodotto. Infatti l'ufficio sperimentale della R. Scuola Superiore di Portici, la R. Scuola di Olivicultura ed Oleificio di Bari, la R. Scuola Pratica di Agricoltura di Catanzaro, il Comizio Agrario di Palmi e numerose altre scuole ed oleifici sperimentali dell'epoca definirono l'olio prodotto in detto stabilimento, in quantità di "ettolitri duemila cinquecento", "fra gli olii più fini che produce la Calabria, opalescente, fluido, di colore giallo paglierino, poco vischioso e dolce al palato Il prof. universitario di chimica generale ed analitica del R. Istituto d'Incoraggiamento di Napoli, il 30 ottobre 1899 certificò "dall'indicate determinazioni si deduce che il campione di olio esaminato corrisponde agli olii commestibili di ulivo, di prima qualità commerciale detto "superiormente fino".
Lo stabilimento dei fratelli Francica di S. Gregorio nell'esposi-zione regionale ottenne le tré maggiori onorificienze e cioè "Gran diploma d'onore con medaglia d'oro del comitato, medaglia di argento del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, medaglia d'argento della Camera di Commercio di Catanzaro per vinto concorso tra i premiati".
Intorno al 1940 un secondo frantoio a vapore fu reso produttivo da "Don Peppino Greco" in via Roma. Altri sorsero nel decennio successivo ad opera di Gregorio Pugliese e Serafino Carri, Pasquale Ruffa e Carmelo Pugliese a S. Gregorio; ancora avviarono tale attività a Mezzocasale la famiglia Fannia ed a Zammarò Lo Schiavo e Carrà.