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In Brasile non sarà facile. Questo è un dato di fatto, decisamente inconfutabile. Però, nel frattempo, è giusto festeggiare, gioire. Perché in Brasile l’Italia c’è già, da settembre, due giornate prima della chiusura della fase a gironi. Non era mai successo, agli Azzurri, di qualificarsi alla fase finale di un Mondiale così presto. Così in anticipo. Contro la Repubblica Ceca, invece, ecco i tre punti che ci mandano in Sudamerica aritmeticamente, da primi della classe di un girone che solo qualche anno fa ci avrebbe comunque creato dei problemi.
A Torino non abbiamo espresso il miglior calcio dell’era Prandelli, ma la nostra Nazionale ha mostrato comunque qualità importanti. Ha dimostrato, quando il gioco lo richiede, di saper soffrire, di non scomporsi quando in svantaggio (per di più se giunto a sorpresa) e di riuscire a recuperare, nel corso della stessa partita, giocatori che invece sembravano essersi persi. L’esempio migliore, in questo senso, è Mario Balotelli. Nel primo tempo l’attaccante del Milan sbaglia praticamente tutto, poi – nel finale – si procura e realizza lui stesso il rigore che ci manda in Brasile. Per SuperMario salgono a 20 (su 20) i gol realizzati in carriera dal dischetto: niente male.
C’è da sistemare qualcosa qua e là, e di questo è perfettamente consapevole anche Prandelli, che contro la Repubblica Ceca ha riproposto la difesa a tre, arretrando De Rossi tra gli juventini Bonucci e Chiellini. A tre, però, l’Italia funziona pochino. Meglio a quattro, dettame tattico utilizzato praticamente da tutte le migliori squadre del mondo, e ci riferiamo a quelle di club come alle Nazionali. Con i tre dietro, a funzionare è sostanzialmente solo la Juventus, che però con Conte ha creato un’impostazione di gioco difficile da riproporre in Nazionale. Certo, la difesa a tre resta un’opzione importante, ma la base dovrà essere un’altra. Prandelli questo lo ha capito, e sicuramente ne farà tesoro.
Passano gli anni, ma Pirlo resta il nostro punto fermo. Vedendolo giocare, è facile comprendere perché Marotta stia insistendo tanto perché il regista rinnovi il suo contratto con la Juventus. Con lui, abbiamo tante altre certezze. Buffon a parte, che contro i cechi ha raggiunto Cannavaro a quota 136 presenze in Nazionale, una delle migliori notizie per il nostro calcio è il recupero di Daniele De Rossi, che si sta ritrovando anche nella Roma dopo un periodo difficile: il giallorosso, però, deve giocare a centrocampo, perché è lì che rende meglio e perché è lì che questa Nazionale ha più bisogno di lui.
In attesa che Giuseppe Rossi confermi nel lungo periodo le ottime cose mostrate in questo avvio di stagione con la Fiorentina, e sperando che El Shaarawy non si perda per strada, ingrigito dalla panchina al Milan, davanti l’Italia si aggrappa alle giocate di Mario Balotelli. Contro la Repubblica Ceca, SuperMario è tutto: depressione ed estasi, fino al rigore che ci regala la qualificazione. Di gol, poi, Balotelli ne realizzerà un altro a fine partita, quando prende la parola e ringrazia il pubblico presente allo Juventus Stadium per gli applausi e i cori di incitamento a lui rivolti. E’ stato facile, il grosso del lavoro lo avevano già fatto i tifosi. Erano in tanti a ‘temere’ fischi e sfottò: dalle tribune, invece, e fin dal momento della lettura delle formazioni (ovazione al nome di Balotelli), è arrivata una bellissima lezione di sportività. Bravi tutti. Giusto sottolinearlo.
di Andrea TABACCO (Twitter: @AndreaTabacco)