IL TERREMOTO DEL 1905
 



Il 900 per il territorio di Monteleone si aprì con un episodio doloroso, segnalato e documentato dalle cronache del tempo ed
ancora vivo per la sua gravità nella memoria locale: il terremoto dell'8 settembre 1905.
"Erano le 2,45 della notte tr il 7 e l'8 settembre del 1905" quando le terra calabra cominciò a tremare determinando la
distruzione d'interi paesi, la morte di 557 persone e 2615 feriti.
Le zone più disastrate furono i circondari di Monteleone e di Nicastro.
"Furono distrutti o grandemente danneggiati 326 comuni con un totale di 753 centri abitati, 135 in provincia di Catanzaro, 107
in quella DI Cosenza e 84 in quella di Reggio Calabria. Rispettivamente nelle suddette provincie 6186, 1000 e 1034 le case
crollate o irreparabili, 8220 in totale. Quasi completamente distrutti furono Zammarò (70 morti), Parghelia (62), Piscopio
(60), Stefanaconi (65), S. Leo di Briatico (24), Aiello (16), Martirano(16), il rione Forgiari di Monteleone (6 morti e 16
feriti).Secondo la memoria locale, invece, i morti dei tre paesi del comune di S. Gregorio furono 96.
Allo spavento iniziale ed alla disperazione seguirono settimane e mesi di sofferenza per carenza di cibo, di utensili da
cucina, di vestiario e di un tetto sotto cui ripararsi dal freddo e dalla pioggia che arrivò abbondante per parecchi giorni.
Tutti i giornali italiani dell'epoca riportarono la notizia e mandarono i loro cronisti sui luoghi del disastro.
Arrivarono anche i militari per salvare chi ancora resisteva sotto le macerie. Tutti i forestieri raccontarono di una
popolazione calabrese stremata dalle condizioni misere e dalla dura vita di lavoro a cui il terremoto aveva distrutto anche
la speranza di un futuro migliore.
Il 12 settembre il re Vittorio Emanuele III venne in Calabria per visitare i paesi colpiti dal terremoto, accolto in alcune
zone con l'entusiasmo dell'ultima speranza, in altre con scetticismo perchè nei tempi passati il governo italiano non si era
mai preoccupato per le condizioni dei meridionale: "Ma ecco il treno reale arriva. E all'interno della stazione, insieme con
le autorità, il ministro Ferraris, il quale propose tosto al Sovrano il seguente itinerario: visita a S. Onofrio, Stefanaconi,
Zammarò, Piscopio, S. Gregorio e Triparni, itinerario che il Re accetta.
Lo Stato Italiano, purtroppo, si dimostrò impreparato a fronteggiare la catastrofe, i soccorsi arrivarono con molto ritardo
mentre la gente moriva sotto le macerie per mancanza di cure e per il freddo. Invece la gente italiana dimostrò grande
generosità. Si mobilitarono operai e professionisti, impiegati, associazione varie, parrocchie, consigli comunali, da
tantissime città italiane arrivarono soldi per i bisogni immediati e per la ricostruzione, anche gli emigrati italiani
d'oltre oceano furono solidali con i disastrati